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24 Febbraio 2013
Lombardiaoggi
Una mostra per il festival di Gallarate - Arte e filosofia con cinque identità
FilosofArti a Gallarate vuol dire anche creatività. Venerdì 1 marzo, alle 18, s'inaugura a Villa Delfina la mostra di cinque artisti dell'associazione provinciale di Varese, le cui opere interpretano il tema conduttore, del festival filosofico «Identità / Alterità». Claudiò Calzavacca, pittore e ceramista, mediante procedimenti combinatori propone strutture capaci di cogliere «l'indicibile governo della mente». Impegnata in una ricerca gestuale e semantica, Lù Demo sprigiona energia interiore nell'uso lirico di colori densi e tersi emergenti da fondi bianchi luminosi. Venuto dal mondo pubblicitario, Paolo Guerra, mixa oggetti quotidiani, carte e materiali extra artistici in un gioco ironico tra cultura alta e bassa. Franca Munafò, attraverso la pittura, l'incisione e la ceramica, indaga le proprie e le altrui pulsioni interiori mediante il segno tratteggiato, circolare, punteggiato che itera, ritma, armonizza secondo una poetica di cifra musicale. Infine Luigi Sandroni sviluppa all'interno di aree spaziali quadrate o cubiche ricerche plastico-geometriche, facendo uso di materiali che vanno dal vetro alla plastica dalla carta al legno e mettendo in scena, elementi simbolici, metafore di proprie sensazioni esperienziali. Fabrizio Rovesti
28 Aprile 2012 Luigi Sandroni, tra emozione e ragione
L’esteso iter creativo di Luigi Sandroni, iniziato negli anni ‘50 e con piglio innovativo tuttora in corso, evidenzia un arco espressivo compreso tra due poli entro i quali si muove l’artista in relazione anche alle sue vicende esistenziali. A un’estremità vi è la rappresentazione di realtà coinvolgenti, emozionali, dall’altra il raggiungimento di esiti razionali finalizzati all’arte applicata, al design più di recente, all’artisticità di spazi costruiti. Tra i due poli si svolge un percorso in cui si fondono una ricerca di senso, che può richiedere altresì lo sviluppo di un progetto, e un’attitudine elaborativa alta, che significa spesso un preciso impegno manuale. Con il lavoro di Sandroni, siamo dunque ben lontani dalle “fragilità” insite in certi prodotti della sperimentazione artistica contemporanea. L’inizio della sua vicenda creativa è di quelle tradizionali, comune a tanti giovani che negli anni dopo la seconda guerra mondiale si affacciano al mondo dell’arte portati da una manifesta passione giovanile. Disegno, uso dei colori ad olio, copie dal vero secondo i primi insegnamenti di una bravissima pittrice, quindi frequentazione dell’Accademia Cimabue di Milano, con lezioni di nudo, in preparazione agli esami di maturità artistica conseguita nel 1953 all’Accademia di Brera. Studi serali, che si affiancano a un precoce impegno come apprendista in un laboratorio di disegni per un’industria di tessuti stampati. Tale sarà per circa un quarantennio la sua professione, che gli consentirà, inoltre, di accostarsi al mondo della grafica pubblicitaria. Dunque, sin dagli esordi, si manifesta quella polarità più sopra accennata: da un lato l’aspetto più razionale legato all’arte applicata, dall’altro una libera espressività dettata dalle visioni reali colte per il piacere di fare arte. Portandoci su quest’ultimo versante, si osserva come il disegno inteso quale composizione armonica ed equilibrata delle forme e definizione dello spazio, sia per Sandroni l’elemento primario e determinante dell’impianto pittorico, che nella stesura finale si evidenza secondo una struttura disegnativa dell’opera in cui linee continue, o comunque chiuse, definiscono aree cromatiche parcellari (Barche a Porto Garibaldi, 1973, olio). Una lunga stagione che giunge sino alla soglia degli anni ‘90, nel corso della quale Sandroni elidendo la figura umana privilegia la pura rappresentazione del paesaggio naturale, urbano e marino, in particolare quello tipico di certi nostri territori. Il suo “modus operandi” lo conduce a una sorta di “tipicizzazione del soggetto”: nella serie di disegni e dipinti degli antichi “caseddu” salentini (Caseddu - Puglia, 1987, olio), l’artista ci restituisce una visione possente delle costruzioni immerse nella luce del sud grazie all’estrema semplificazione delle forme massive e del colore (ridotto a un bianco appena sfiorato da ombre azzurrognole) e al contrasto dello sfondo scuro confinato nel bordo superiore dell’opera. La rappresentazione cambia registro con gli agglomerati montani peculiari della Valle d’Aosta, dove sui muri rabberciati si moltiplicano le liste di legno che ordiscono le strutture abitative al limitare di orizzonti cerulei (Dintorni di Brusson, 1989, olio). Un realismo connotato da accenti espressionistici affidati soprattutto al segno, tuttavia mai sfociato in ricerche volte alla perdita della forma, avendo “respinto - osservava Silvo Zanella - la casualità, il disordine, la gestualità libera e istintiva dell’informale” Fabrizio Rovesti ... Continua, scarica PDF PDF
02 Aprile 2010
www.artevarese.com
"La mostra è sicuramente un bello sforzo organizzativo ancora una volta dell'Associazione che deve rendere grazie a Marcello Morandini per la sua ecletticità, ma di sicuro l'oggetto "sfera" non è un tema facile per un artista, specialmente per i pittori. La sfera è una superficie tridimensionale, che continua a curvare nel piano, però ci sono in mostra anche delle soluzioni interessanti, soprattutto per quegli artisti eclettici che vanno un po' al di là dell'essere semplici pittori, ma che hanno ragionato sulla sfera in maniera più complessa. Mi riferisco in particolar modo a due artisti: a Mariuccia Secol e a Luigi Sandroni che sembrano abbiano colto molto il principio della sfera. Interessante anche il lavoro del'amico Emillo Corti. Proprio ieri ho visitato la mostra: staremo a vedere che cosa succederà con gli architetti e gli scrittori." Qualcuno ha definito la mostra un po' "pretestuosa" proprio perchè legata ad un oggetto specifico... "in effetti, mostre di questo genere sono un po' delle forzature, questa è una mia opinione personale. Credo che l'oggetto sfera potrebbe essere legato a dei soggetti più particotari, penso per esempio a Gaia, alla Terra, alla penna a sfera. Diciamo che si potrebbero pensare delle mostre che incidano di più sul sociale, che abbiano qualcosa di più attuale, dove ci sia più libertà di espressione, più possibilità e capacità per l'artista di proporsi, con un tema più vasto, o magari più astratto (come l'acqua, l'aria). Massimo Conconi
15 Novembre 2007
www.artevarese.com
Internet e web tv. Ecco a voi la personale di Luigi Sandroni
Il 74enne Sandroni prova l'ebbrezza del web. Per il trentennale dell'Associazione dei Liberi Artisti della Provincia di Varese, batte tutti e arriva primo a mostrare i suoi ultimi lavori solo on line: la nuova frontiera della fruizione artistica. Gallarate: La novità sostanziale - Una mostra comme il faut. Con tanto di testo critico, scritto per l'occasione, le opere in visione, e la presentazione manu propria dell'artista. Un ufficio stampa che lavora alla comunicazione. Tutto come si conviene. La novità è però sostanziale. L'ultima personale di Luigi Sandroni è interamente on line e tramite il web sul canale televisivo Another tv. Ridefinirisi - Da quando Marcello Morandini, in qualità di presidente dell'Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese, ha spronato i soci ad allestire esibizioni personali in occasione del trentennale del sodalizio, è tutto un fiorire di mostre. Sparse in ogni angolo del territorio in luoghi espositivi noti, a volte meno, spesso inediti. Sul web, è in assoluto una primizia. "Un atteggiamento assai propositivo ed innovativo - scrive in un testo molto affettuoso Emma Zanella, presentandolo - capace di ridefinire continuamente se stesso e le proprie possibilità". L'idea che piace - Non un semplice pittore, Sandroni. Fin da giovane si è occupato di design e di grafica pubblicitaria, accostandosi ad altre tecniche come la fotografia e il cinema. Difficilmente fermo sui propri traguardi raggiunti, il 74enne artista gallaratese - una lunga militanza nell'Associazione, fino alla carica di segretario, da cui si è dimesso solo recentemente, un rapporto strettissimo con le attività della Gam - trova congeniale esibirsi con un mezzo "poco utilizzato sino ad ora - racconta l'artista - un mezzo potente che ha il pregio di rendere fruibile il tuo lavoro non solo ad una ristretta cerchia di amici e di appassionati in provincia, ma ben oltre". E l'idea gli è piaciuta terribilmente. Spazio metafisico - Sandroni si accosta a questo spazio "quasi metafisico", (da qui il titolo della mostra "La metafisica dello spazio", con l'entusiasmo dell'internauta ma con le poggiature salde dell'artista vecchia maniera. Non rinuncia cioè al suo mestiere primo che è quello di realizzare opere, spesso marchingegni pittorici e tridimensionali di fattura e ingegno mai banali. Con i pennelli, più spesso in passato, con nuovi materiali sintetici oggi, Sandroni esibisce nella sequenza elegante delle immagini in movimento il grado di estrema sintesi cui ha portato la sua arte. Dal figurativo paesaggio, alle costruzioni irrequiete e sospese a queste nuove pulite, scabre, meditazioni minimali: minimali per concepimento, ancor più per cromia. La costruzione allusiva degli anni passati si è come asciugata, rastremata, verso una concisione eminentemente grafica. Lo spazio in cui è disposta si è infinitamente allargato. (R.P.)
15 Novembre 2007
www3.varesenews.it
Vieni in galleria, quella virtuale però!
Spazio e tempo, dimensioni che perdono forza nella rete globale di internet ma che possono diventare un nuovo strumento di comunicazione se a usarle parliamo di artisti. Così senza spazio ma in una galleria virtuale, e senza tempo, non un orario di visita obbligato ma disponibilità ad ogni ora del giorno, Luigi Sandroni ha scelto di “allestire” la mostra Metafisica dello Spazio on-line sul sito http://www.luigisandroni.com/. Una mostra fuori dagli schemi classici dove tecnologia e arte si incontrano per svelare le opere di questo artista dalle forme pure ed essenziali, che lavora con la carta, con la tela o con materiali sintetici. Certo, per i più affezionati frequentatori di spazi espositivi, la scelta può sembrare audace, ma la galleria delle immagini fa bene comprendere le nuove ricerche dell’artista. “Divergenze”, “futuro”, “Letteratura di destra e di sinistra” opere in polimark multi-exel, dove il «quadrato viene piegato, tagliato, ritmato, sempre con simmetria e delicatezza capaci di conferire ritmo e armonia alle forme- come spiega Emma Zanella nell’introduzione alla mostra – nuovo è inoltre il materiale con cui Sandroni lavora: non più il disegno, la tela, la carta o l’olio, ma un materiale sintetico nato per altre funzioni, che per pulizia e possibilità di trasformazione meglio risponde alle esigenze creative dell’artista». La mostra rientra nel calendario di eventi per il trentennale dell’Associazone Liberi Artisti di Varese. (Erika La Rosa)
17 Giugno 2001 Presentazione della mostra alla galleria “SPAZIOZERO” di Gallarate
L’uomo può ancora sognare. Le opere che Luigi Sandroni presenta in questa sua personale evidenziano la complessa ma coerente evoluzione, soprattutto sotto il profilo fantastico e contenutistico non quello formale, compiuta nell’arco creativo dell’ultimo decennio. Opere di pittura e di scultura che costituiscono il punto d’arrivo e il coronamento di precedenti sperimentazioni e incursioni attuate in oltre cinquant’anni di attività professionale sia nel campo dell’arte pura sia di quella applicata e del design. Per l’ampiezza temporale operativa di quest'artista in passato la sua espressività si è giustamente più volte rinnovata ma, è bene sottolinearlo, senza compiere sbandamenti contraddittori e schivando la sottomissione ai seducenti linguaggi aniconici. Non ch’egli sia stato disinteressato ad essi, anzi. In particolar modo ha apprezzato e fatta propria la semplicità, l’essenzialità e la purezza delle forme geometriche, che contraddistinguono l’arte astratta razionale; mentre ha respinto la casualità, il disordine, la gestualità libera e istintiva dell’informale. Le sue scelte formali rimangono pressoché immutate per tutto questo ultimo decennio. Non sono innovative e rivoluzionarie; se mai controrivoluzionarie in quanto prediligono l’ordine compositivo architettonico, le controllate ed equilibrate modulazioni, i valori lievi e lievissimi sorretti dal contrappunto delle sonorità vibranti. La luce del suo colore, sia quando è tonale sia quando è cromatico, nasce da accostamenti sapientemente gestiti. Se rimane costante il mezzo formale di Sandroni, risultano in continuo rinnovamento l’invenzione fantastica e il messaggio contenutistico delle sue opere. L’arco evolutivo passa dal simbolismo all’allusione metafisica e infine al surrealismo. La realtà illusoria - a volte tanto minuziosamente analizzata da sconfinare nell’iperrealismo - sovente assume significati simbolici non sempre d’immediata lettura, anche perché a supportare il mistero - come conviene ad un’opera d’arte – argutamente contribuisce il titolo, evidenziato come parte dell’opera stessa. Uno dei motivi chiave di questo periodo simbolico metafisico è costituito dalle “stanze” e poi dalle “celle” e dalle “prigioni” che certamente evocano la condizione di costrizione, d’isolamento, d’incomunicabilità, ma anche di globalizzazione, dell’uomo contemporaneo. Trattasi della denuncia senza rivolta, dell'evidenziazione testimoniale lucidamente manifestata con il puro linguaggio dell’arte visiva. E’ una testimonianza asettica, fuori del tempo, concettuale e filosofica della condizione dell’uomo di ieri, d’oggi, di domani. Così è, se vi pare. Le ultimissime opere sono ulteriori confessioni dello spirito del nostro artista. Aprono altre porte: quelle dell’evasione fantastica e surreale dove in visioni complesse di ricordi, forse di rimpianti, certamente di speranze, l’uomo può ancora sognare. (Silvio Zanella)
17 Giugno 2001 LOMBARDIA OGGI
…Il quadrato è la figura magica da cui Luigi Sandroni fa discendere le sue costruzioni tridimensionali reali o dipinte su supporti piani secondo una precisa prospettiva. Ma questa scelta formale non lo porta nell’area dell’astrazione razionale. Dentro, fuori o fra le strutture emergono con forza gli elementi che danno contenuto all’opera. Un campionario di queste invenzioni fantastiche create negli ultimi anni è ora visibile allo Spazio Zero di Gallarate. I lavori denotano una straordinaria perfezione esecutiva, che deriva da cinquant’anni di mestiere nell’arte pura e applicata. Sandroni, mantenendo sempre un’essenziale coerenza stilistica, nell’ultimo scorcio di secolo – osserva Silvio Zanella nella presentazione della mostra – «passa dal simbolismo all’allusione metafisica, al surrealismo».Nella tela “The judgement” la bianca struttura cubica racchiude una matita rossa e blu, l’elemento che connota simbolicamente l’opera. Avanti nel percorso, compare la porta della “Realtà onirica”, dove il cielo notturno entra nella stanza con pavimento a scacchiera. Se Fontana ha pensato di andare oltre la superficie del quadro con il taglio, Sandroni disegna un coltello conficcato nella tela, facendo sgorgare dalla ferita la «Linfa» pittorica. Bianchi e neri, nelle loro infinite gradazioni, danno corpo, nei dipinti, alle architetture virtuali geometriche che si relazionano con altre forme e cromatismi, rendendo l’osservatore partecipe di un’atmosfera magico-cosmica. (Fabrizio Rovesti)
17 GIUGNO 2001 LA PREALPINA
…Le opere – quadri e sculture - che l’artista presenta in questa mostra personale portano alla ribalta la complessa, pur coerente evoluzione del suo “racconto”. Soprattutto, come evidenzia nella presentazione Silvio Zanella, sotto il profilo fantastico e contenutistico. Una ricerca che attraversa correnti come il simbolismo, l’allusione metafisica e infine il surrealismo. Le più recenti opere di Sandroni assurgono quasi a confessione dello spirito: la consegna di testimonianze, sempre in quell'evasione fantastica, clima in cui l’essere umano può sognare. (Elio Bertozzi)
21 Gennaio 1996 Dal catalogo della mostra alla Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate
“GALLARATE: ITINERARI DELLA PITTURA CONTEMPORANEA” - 21 GEN. – 17 FEB. 1996
…L’annullarsi delle emozioni sembra essere una costante nell’andamento pittorico attuale di Luigi Sandroni. E’ la storia infinita delle cose, viste in un contesto intrigante e rarefatto, cristallizzate entro una scena metafisica, luogo privileggiato per una netta sottolineatura della proiezione oggettiva dell’elemento dominante in primo piano. L’incastonatura in ambito stereometrico rende ancor più asettica la delimitazione; si rintraccia il distacco dell’artitsta che si assume il ruolo di manipolatore acritico di una figurazione rigorosamente, sì, connessa al reale, ma con il presagio sottilmente insinuante del dubbio. (Fabrizia Buzzio Negri)
13 Febbraio 1993 Dal catalogo della mostra
“ACCERTAMENTI” alla galleria LA CROCETTA - Arte Contemporanea – Gallarate, 13/28 FEB. 1993
…In Sandroni quel bisogno di ricorrere costantemente al razionalismo geometrizzante del segno, che in altri potrebbe sembrare dichiarazione di debolezza di fronte al pulsare delle emozioni, si offre invece come lo sforzo puntiglioso di evocare il mondo della vita illuminandolo senza esaltarlo su un palcoscenico d’intrigante metafisicità. (Emma Zanella Manara)
24 Maggio 1955 GIORNALE RADIO: Arti Plastiche e Figurative"
…Nuovissimo incontro invece i tre giovani della Galleria degli Artisti di Milano in corso Vittorio Emanuele 34. Tutti e tre sono tradizionali, nel genere, nella prospettiva, nella comprensibilità… Luigi Sandroni è il più eclettico una discreta voce poetica ma idee chiare sui mezzi per esprimere. (Raffaele De Grada)
14 Aprile 1953 LA PREALPINA
…Sandroni ha vent’anni. I suoi quadri (e questo è uno dei loro pregi) risentono della melanconica irrequietezza che appunto a vent’anni caratterizza le ansie e le speranze di un artista. Chiaramente questo lo deduciamo dalla forza di certe pennellate larghe e nervose, che d’ogni suo lavoro occupano i punti periferici o sfuocati, cioè dove il completamento immediato e d’instabilità d’ispirazione. E quello che egli non dice alle nostre domande, quando lo intervistiamo nella sua casa sul viale dei Tigli, noi agevolmente lo leggiamo in una singolare spaziosità che anima i suoi cieli sempre sereni e quasi glauchi. Sono aperti cieli sotto di cui il paesaggio ha profondi elementi di troppa staticità, come appunto è in “Ottonato e in “Autunni, ad esempio, dove la solitudine non dà certo un senso di liberazione e appesantisce anzi, persino le linee di un disegno peraltro equilibratissimo. Ma la forza rappresentativa di questo giovane è appunto tutta affidata a tale maniera d’effetto diremmo spettacolare, inteso come differenziazione profonda tra il mondo e il suo ”mondò. Qui sta, a nostro avviso, anche la spiegazione di certe nature morte costruite su un costernato gioco di colori accesi e vibranti che, davvero encomiabilmente operano uno stacco netto tra il soggetto e il quadro, tra il contenuto e la forma. (Andrea Nania)